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EJ Smith
Edward John Smith (Hanley, 27 gennaio 1850Oceano Atlantico, 15 aprile 1912) è stato un marinaio inglese ed un ufficiale della marina britannica.

Era il comandante del Titanic quando affondò nel 1912; nel Regno Unito, in suo onore, vi si trova una statua nel parco di Beacon, Lichfield.

Biografia

Vita personale

Figlio di Edward Smith (di professione vasaio) e di Catherine Hancock, proprietari di un negozio, Smith frequentò l'Etruria British School fin dall'età di 13 anni, fin quando si trasferì a Liverpool per cominciare la carriera di marina. Cominciò ad apprendere il mestiere presso la Gibson & Co.

Il 12 luglio 1887 Smith sposò Sara Eleanor Pennington; due anni più tardi ebbero una figlia, Helen Melville Smith. La famiglia visse in una imponente casa in mattoni rossi, chiamata "Woodhead", su Winn Road Portswood, Southampton. Secondo sua figlia, Smith amava i sigari, al punto tale da non volere nessuno nel suo studio mentre fumava.

La carriera

Smith si unì alla White Star Line nel marzo 1880, come quarto ufficiale del Celtic. Cominciò a servire a bordo delle navi di linea delle società australiane e di New York. Nel 1887 ricevette dalla White Star il suo primo comando sulla Republic. Nel 1888 Smith ottenne la qualifica dalla Royal Naval Reserve, assumendo il grado di primo tenente di vascello della riserva navale. Con questo grado, in caso di guerra, Smith e le sue navi avrebbero potuto operare come navi della riserva soggiacendo ad eventuali disposizioni della Royal Navy.

I più grandi comandi

Smith dal 1895 assunse il comando del Majestic e lo mantenne per nove anni. All'inizio della Seconda guerra boera fu chiamato per trasportare truppe a Colonia del Capo. Vennero compiuti due viaggi in Africa meridionale, entrambi senza incidenti; Re Edoardo VII del Regno Unito premiò Smith con una medaglia, nel 1903. Da lì in poi, Smith venne considerato un affidabilissimo comandante.

Presto Smith guadagnò una buona reputazione fra passeggeri e equipaggio; infine divenne commodoro della White Star Line (1904). Un comandante che fece da riferimento a molti altri: alcuni passeggeri all'epoca volevano attraversare l'Atlantico solamente in una nave comandata dal Comandante Smith; venne soprannominato "Il Comandante dei milionari", in quanto gli aristocratici inglesi lo richiedevano al comando delle navi su cui viaggiavano. Quasi per routine, a Smith vennero affidate le più grandi navi dell'epoca, lussuose e nuovissime. Nel 1904 gli fu dato il comando di una delle più grandi navi nel mondo, il Baltic; tre anni più tardi, l'Adriatic. Entrambi i viaggi inaugurali si conclusero senza problemi.

Al comando dell'Olympic

Smith si era costruito una reputazione come uno dei comandanti di navi più esperti al mondo e così fu chiamato per prendere il comando dell'Olympic, la nuova nave più grande al mondo. Il viaggio da Liverpool a New York si concluse con successo il 21 giugno 1911, anche se attraccando la nave fece un piccolo incidente, che presagì gli eventi futuri.

Il 20 settembre 1911, Smith ebbe la sua prima disavventura, ovvero una collisione con una nave da guerra britannica, l'Hawke. La collisione provocò l'allagamento di due compartimenti dell'Olympic, ma nonostante ciò la nave riuscì ad arrivare comunque a Southampton. La Royal Navy non imputò l'incidente all'Olympic, dichiarando che la sua massa imponente generò un risucchio che spinse contro la sua fiancata l'Hawke. Smith era al timone al momento dell'incidente.

Il caso dell'Hawke fu un disastro finanziario per la White Star ed il lungo fuori servizio dell'Olympic peggiorò le cose. La nave tornò ai bacini di carenaggio di Belfast e, per velocizzare i tempi, venne ritardato il completamento del Titanic, i cui collegamenti tra le eliche ed i motori vennero usati per l'Olympic.

Tornato in mare nel febbraio del 1912, l'Olympic perse una pala dell'elica, quindi fece ancora una volta ritorno in cantiere per essere riparata. Per tornare in servizio al più presto, venne nuovamente ritardato il completamento del Titanic, il cui viaggio inaugurale venne posticipato dal 20 marzo al 10 aprile.

Al comando del Titanic

L'illustre comandante della White Star era ancora al timone del più grande oggetto semovente del mondo, il Titanic, al momento della partenza dal porto di Southampton per il viaggio inaugurale.

Smith fece salpare la nave alle ore 12:06, con destinazione Cherbourg, in Francia, per poi puntare verso Queenstown (Irlanda) e quindi New York. Molto similmente al caso dell'Hawke nel 1911, appena partito il Titanic rischiò una collisione con la nave New York, sempre a causa dei gorghi causati dal movimento delle eliche e dell'enorme massa d'acqua spostata dallo scafo della nave. Una pronta reazione di Smith, al timone del transatlantico, evitò il peggio. Dopo la sosta nel porto di Queenstown, Smith diede l'ordine di far viaggiare il transatlantico a tutta velocità verso gli Stati Uniti.

Alcuni quotidiani dell'epoca sostenevano che il comandante Smith volesse ritirarsi alla fine del viaggio inaugurale del Titanic; altri sostenevano che volesse continuare a tenere il comando del transatlantico finché la White Star non ne avesse costruito uno più ampio e migliore. Il destino volle che nessuna delle due opzioni si verificasse.

Alle 23:40 del 14 aprile 1912, il Titanic colpì un iceberg nel nord dell'Atlantico. La nave affondò due ore e quaranta minuti dopo ed insieme ad essa morirono più di 1500 persone. Smith rifiutò di essere salvato, rimanendo sulla sua nave. Il suo corpo non fu mai più ritrovato.

Non è noto come morì il Comandante Smith. Alcuni sopravvissuti sostennero di averlo visto in acqua con il salvagente, altri affermarono di averlo visto su un ponte della nave mentre questo si allagava. Nel libro di Robert Ballard Return to Titanic, è narrato che Smith salì sul ponte di comando ad attendere che si compisse il suo destino poco prima che la nave affondasse del tutto. Questa versione è visibile anche nel film del 1997 di James Cameron. Un'altra versione sostiene invece che il Comandante Smith stava sulla passeggiata del ponte A per poi essere risucchiato a causa della rottura della vetrata sul soffitto della grande scalinata di prima classe. Oggetto di discussione sono anche le sue ultime parole, come: «Siate Inglesi ragazzi! Siate Inglesi!»; altri hanno invece sostenuto di aver visto il grande comandante accompagnare un bambino in una scialuppa e rifiutando di salire anch'egli, allontanandosi disse: «Addio gente, seguirò la mia Nave!». L'ultimo ordine impartito fu quello relativo alla musica che l'orchestra avrebbe dovuto suonare negli istanti che precedettero il veloce affondamento. Secondo alcuni sembra che avesse ordinato all' orchestra di eseguire Londonderry Air, secondo altri Nearer, My God, to Thee; Walter Lord, nel suo libro Una notte da ricordare, sostiene che Smith morì tra le acque dell'Atlantico dopo aver incoraggiato i malcapitati naufraghi a resistere al freddo attanagliante. In questo caso il Comandante Smith sarebbe morto di ipotermia. Fra gli uomini di mare del tempo e fra gli Ufficiali che avevano servito al suo comando era diffusa l'opinione che il Commodore Sir Edward J. Smith, fosse un grande uomo di mare, un eccellentissimo e stimatissimo comandante.

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