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Henry Wilde

Henry Tingle Wilde Jr. (21 settembre 1872 – 15 aprile 1912) è stato un marinaio britannico. Fu luogotenente per la Royal Naval Reserve e poi Capo degli Ufficiali sul R.M.S. Titanic, durante l'unico viaggio del transatlantico.

BiografiaModifica

CarrieraModifica

Suo padre era Henry Wilde Sr., un assicuratore di Ecclesfiel, South Yorkshire; sua madre era Elizabeth Tingle di Loxley, Bradfield. Henry si avvicinò alla vita della marina fin dall'età adolescenziale, frequentando la James Chambers & Co., a Liverpool. Cominciò il 23 ottobre 1889, a bordo della Greystoke Castle, finendo quattro anni più tardi, il 22 ottobre 1893. Seguì immediatamente un servizio come Terzo Ufficiale a bordo della Greystoke Castle, passando poi alla Hornsby Castle, sempre come Terzo. Servì, in seguito, sulla nave a vapore Brunswick nel 1895, dove prestò servizio prima come Terzo Ufficiale, poi come Secondo Ufficiale. Nel 1896 si trasferì sull'Europa, servendo come Secondo Ufficiale.

Nel luglio 1897, si unì alla White Star Line. Partì come un giovane Ufficiale e aumentò costantemente la sua carriera, prestando servizio su diverse navi della compagnia, tra le quali: Covic, Cufic, Tauric e Delphic.

Una e vera propria tragedia familiare lo colpì nel dicembre 1910, quando la moglie ed i suoi figli maggiori, i gemelli Archie e Richard, morirono improvvisamente. L'Ufficiale rimase vedovo e dovette badare agli altri suoi quattro figli: Jane, Owen, Arnold e Nancy.

Nell'agosto 1911, Wilde divenne Direttore dell'Olympic, dove servì sotto il futuro Capitano del Titanic, Edward John Smith.

TitanicModifica

A Wilde fu ordinato di lasciare l'Olympic a Southampton, il 3 aprile 1912, rimanendo in attesa di ordini; inizialmente sembrava che la White Star Line avesse incaricato lo stesso Wilde per comandare una nave più piccola, ma infine gli venne assegnato, all'ultimo minuto (il 9 aprile), il ruolo di Capo degli Ufficiali sul Titanic, anche su richiesta del Capitano Smith. Questa sua assegnazione causò il cosiddetto "rimpasto degli ufficiali", per cui William McMaster Murdoch e Charles Lightoller vennero degradati rispettivamente a Primo e Secondo Ufficiale, mentre l'iniziale Secondo Ufficiale, David Blair, venne scartato per il viaggio. Quando Blair lasciò la nave, scordò sulla sua tasca la chiave dell'armadietto blindato contenente il binocolo per le vedette.

Il giorno che il Titanic partì per gli Stati Uniti, il 10 aprile 1912, Wilde s'imbarcò intorno alle 06:00; iniziò il suo turno, come assistente del collega Lightoller, nel levare le cime di ormeggio ed i fissanti delle linee di tiro.

A bordo della nave, il giorno dopo (11 aprile), Wilde scrisse una lettera alla figlia maggiore Jane, di dodici anni, nella quale esprimeva il suo disappunto per quell'incarico dell'ultimo minuto che gli impedì di vedere i sui figli.

Alle 23:40 del 14 aprile, il Titanic urtò violentemente un enorme iceberg, causando uno squarcio sulla fiancata destra del transatlantico. Wilde non era di servizio in quel momento e a tutt'oggi non sono del tutto chiari i suoi movimenti durante il naufragio; di certo, s'incaricò nell'abbordare le scialuppe di salvataggio sul lato sinistro della nave.

Alle ore 01:40, la maggior parte delle scialuppe vennero messe in acqua e Wilde si trasferì a dritta. Venne visto l'ultima volta nel tentativo di aprire i canotti pieghevoli C e D, dal tetto degli alloggi degli Ufficiali.

Wilde non sopravvisse al naufragio e non rivide mai i suoi figli.

A bordo, Wilde era anche il responsabile del giornale di bordo, col compito di custodirlo ed aggiornarlo. Tuttavia quella notte il giornale suddetto non fu da lui affidato a qualche sicuro superstite nel momento in cui questi si imbarcava su una delle scialuppe della nave, sparendo così insieme alla nave.

Ipotesi di suicidioModifica

Nel libro The Night Lives On, Walter Lord annotò una supposta testimonianza del Capitano Smith o del Primo Ufficiale Murdoch (se non addirittura tutti e due) di aver visto Wilde togliersi la vita con un colpo di pistola negli ultimi quindici minuti del naufragio (intorno alle 2:05), incidente segnalato anche da alcuni sopravvissuti. Lord sostenne che il fatto che Wilde avesse da poco perso la moglie e due figli, e che quindi non avesse nulla da perdere, lo avrebbe portato al suicidio. Effettivamente Wilde, quella notte, portava con sé una pistola, ma non ci sono prove che l'abbia rivolta contro sé stesso.

Secondo un'altra teoria fu Murdoch l'Ufficiale suicida, schiacciato dal peso della responsabilità della nave dopo la collisione. Il Colonnello Archibald Gracie, presente a bordo e amico personale di Murdoch, escluse categoricamente questa ipotesi nel suo libro La verità sul Titanic del 1913, affermando l'estrema risolutezza dell'Ufficiale. È tuttavia da notare che anche Murdoch quella notte era in possesso di una pistola, che rivolse al cielo per contenere la folla che assaliva le scialuppe.

Altri ancora avanzarono l'ipotesi che a suicidarsi fu il Sesto Ufficiale James Paul Moody: questa teoria però riscontrò meno credibilità, anche perché sostenuta da una sola persona, che testimoniò durante l'inchiesta americana. Moody collaborò alla messa in mare del canotto pieghevole A; non risulta però che avesse in dotazione alcuna arma.

Un ultimo sospettato fu Herbert McElroy, il commissario di bordo, benché non avesse alcun motivo apparentemente per togliersi la vita. Quella notte egli operò ad ammainare i canotti A e C, e non era in possesso di un'arma.

Il suicidio di un Ufficiale, benché nessuno dei sospettati possa essere con certezza inquadrato nell'esecuzione di questo gesto, è una delle voci più chiacchierate sul Titanic. L'ipotesi di Wilde, in particolare, fu ripresa in molte trasposizioni cinematografiche.

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